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IL CIRCOLO BERNERI DI BOLOGNA E LA MEMORIA DI HORST FANTAZZINI

Solo due parole, o qualcosa di più, sui funerali di Horst e sulle vere cause della sua morte…

 
Ho trovato questo messaggio molto interessante (e capirete perché) in una mailing list sui funerali di Horst:
 
<<From: “valerio” <sirwalter@…> Subject: Funerali per Horst Fantazzini
Comunichiamo a tutte le compagne e a tutti i compagni interessati che le esequie per Horst, in forma laica e con bandiere anarchiche, si dovrebbero svolgere sabato 29 dicembre 2001 alle ore 15, presso il cimitero della Certosa di Bologna. Questa data e questa ora sono, al momento, indicativi. Avremo la conferma domani pomeriggio. Per conferma invieremo una ulteriore mail domani sera. Oggi si é svolta l’autopsia che ha accertato la morte di Horst a causa di un aneurisma. Horst sarà cremato. La data della cremazione non é ancora possibile determinarla a causa delle code per espletare tale evento. In quell’occasione, probabilmente, ci raccoglieremo ancora intorno ad Horst presso la sala del Pantheon nel cimitero della Certosa di Bologna. Per i compagni e le compagne del circolo anarchico “Berneri” di Bologna. Tiziana e Walter.>>
 
Mi sembra doveroso e rispettoso a quasi undici anni dalla sua morte, ricordare che il mio compagno Horst Fantazzini morì per un aneurisma, accertato dalla dott. Anna Vercelli che gli praticò l’autopsia richiesta dalla famiglia, onde fugare ogni dubbio che lo avessero ammazzato di botte dopo l’ultimo l’arresto come in un primo tempo si era sospettato. Questo aneurisma addominale, con molte probabilità era il risultato di numerose e complicate ricostruzioni dell’addome in seguito al massacro (plotone d’esecuzione) di Fossano del 23 luglio 1973 che gli lasciò in corpo per decenni varie pallottole, schegge e scheggine di pallottole; negli ultimi tempi Horst lamentava in una intervista con il giornalista Antonio Roccuzzo di avere ancora un paio di questi souvenir da togliere. Horst da quel massacro uscì vivo per miracolo solo grazie al suo fegato posizionato a sinistra (una cosa assolutamente eccezionale) ma con una vera bomba ad orologeria nel suo corpo. Del resto questo messaggio che proviene dalla email di Walter Siri dimostra il fatto che tutte le compagne e i compagni anarchici bolognesi fossero già a conoscenza, ai tempi del funerale, di un aneurisma che negli anni si era lentamente ingrossato arrivando a un diametro insopportabile e che ne causava anche un vistoso dimagrimento (perché Horst non riusciva più a mangiare). Probabilmente l’abitudine di fumare due pacchetti di sigarette al giorno non giocò a suo favore, ma evidentemente l’animo di Horst era provato da tante e tali traversie, per cui era impossibile che non facesse uso di alcool o di sigarette per darsi il coraggio di tornare in carcere la sera. Horst non era affatto cardiopatico, aveva le analisi abbastanza a posto a parte i trigliceridi alti, e aveva persino la pressione bassa. Il suo stomaco però gli faceva male e a volte pulsava come se avesse un cuore dentro. Io e Loris cercammo di convincerlo a ricoverarsi, ma Horst temeva di venire piantonato di nuovo, esperienza che per lui fu traumatizzante e devastante. Nel mese di novembre 2001 una sera a causa della cattiva illuminazione cadde dalle scale di casa nostra e si incrinò due costole, nemmeno in quella occasione volle farsi ricoverare, si limitò a farsi fare i raggi da esterno e forse fornendo false generalità, come un qualsiasi clandestino. Sebbene intuisse la gravità della sua condizione, scelse di non farsi medicalizzare. Tutti sanno che il detenuto in semilibertà non può avere nemmeno un medico della mutua, può averne uno in carcere e si può immaginare con che tempi e con quale prontuario farmaceutico limitato. Stupisce allora la calunnia reiterata proveniente dalle stesse persone, in particolare da Tiziana, che dopo la sepoltura di Horst si è divertita – e lo ha fatto nel corso di un decennio – a raccontare per sue convinzioni personali o antipatie contro di me (magari fomentate da racconti dei figli, che però non corrispondono alla realtà in quanto inquinate dalla gelosia) che siccome  Horst era cardiopatico io ne avrei accellerato la morte prima con le mie continue e insostenibili pretese sessuali (leggasi ninfomania) e inducendolo, anzi quasi costringendolo a utilizzare il Viagra, poi spingendolo a rapinare una banca. La storiella del Viagra somministrato a Horst è ovviamente una bufala, prima di tutto perché non ne aveva assolutamente bisogno, dopo tanti anni di carcere passati senza una donna e quindi con desideri ancora vivi, con tutta la sua gioia di vivere incontenibile e nonostante il suo malessere e i suoi problemi era ancora un uomo lucidissimo, giovanile, attivo e molto sano, abituato a risolvere i suoi problemi in modo pragmatico e a praticare l’autocura con metodi spartani appresi al gabbio dove solo chi è fisicamente sano sopravvive e i deboli soccombono, soprattutto era un uomo molto innamorato, secondo perché io che sono pure femminista e rifiuto ogni farmaco di tipo fallocentrico (come il Viagra), delle multinazionali, delle porcherie chimiche tranne i farmaci salvavita, allora mi curavo con l’omeopatia e per una decina di anni non andai più dal mio medico di base. Insomma io e Horst facevamo ginnastica tutti i giorni, camminavamo moltissimo, non prendevamo nemmeno l’aspirina, figuriamoci il Viagra. Eravamo molto ruspanti, e molto genuini e sul lato fisico parecchio resistenti. Ci abbiamo scherzato su un sacco di volte perché sapevamo di altre persone più giovani di lui che invece ne facevano uso. E nemmeno se lo avessimo utilizzato, ci sarebbe stato da farne un manifesto, sono comunque scelte personali che vanno rispettate da parte di chi si professa libertario. Stupisce che tali stupidaggini a puro scopo diffamatorio di chiaro stampo moralistico volte a screditarmi e a farmi terra bruciata intorno provengano da una compagna che si definisce femminista contro un’altra compagna, alla faccia della solidarietà fra donne! Questo messaggio post mortem però è molto eloquente: mi fa capire che lor signori sapevano benissimo che ciò non era così e che Horst non era cardiopatico perché è morto per un aneurisma, fra l’altro causato anche se indirettamente dal piombo dei proiettili e dalle lesioni chirurgiche. E in ogni caso non sarebbe stato né circuibile né plagiabile perché assolutamente refrattario a farsi rieducare o indurre a compiere atti contro la sua volontà, infatti tutta la sua vita si svolse coerentemente in questa maniera, senza maestrine o educatrici saccenti o pupe del gangster o donne di malaffare (donne, eterni angeli o diavoli tentatori? questa è la dicotomia che rappresentano le femmine nell’immaginario misogino dal retaggio cattolico) pronte a suggerirgli la via del bene o del male. E allora, se non vogliono ricordarlo degnamente, come ogni altro compagno anarchico e libertario di indubbio valore, che almeno rispettino la sua pace e il mio immenso dolore. Avendo alcuni testimoni, avrei potuto trascinare questa vicenda in tribunale per l’immensa sofferenza causatami da questa sorta di persecuzione, ma da libertaria preferisco metterla nero su bianco lasciando al lettore o lettrice la facoltà di capire dove sta la ragione, io non mi sono sottratta a nessun chiarimento, altri hanno parlato solo alle spalle senza provare ciò che dicevano. Una valanga di bugie per scaricare le loro cattive coscienze sul fatto che negli ultimi mesi, quelli della semilibertà, in pochissimi ci avevano davvero aiutato a farlo tornare libero… mentre in tanti lo fecero senza indugi (e non me ne vogliano quelli che hanno avuto intenzioni oneste e ci hanno sostenuti, sto parlando di una tendenza ipocrita come una sorta di marciume in piccoli ambienti che non riguarda l’umanità di coloro che non lo hanno fatto per farsi belli) quando uscì il film di Enzo Monteleone interpretato da Stefano Accorsi e tutti improvvisamente diventavano suoi amici e qualcuna pur di avere un’intervista esclusiva con lui gli faceva credere che lo avrebbero aiutato a trovargli un lavoro (parole parole parole), ma si sa che in Italia è d’uso salire sul carro del vincitore e lasciare a piedi chi è perdente, quando Horst venne arrestato le stesse brave persone dall’adulazione facile mi chiusero il telefono in faccia, queste del Viagra e della mia condotta “avida e vampiresca” e la mia “smania di stare sempre sotto i riflettori” sono state fra le più false e dolorose affermazioni per me che mi sono prodigata fino all’ultimo per rendere la nostra vita la più dignitosa possibile nonostante i nostri problemi materiali, la casa da sistemare, mio figlio ancora bambino che dovevo raggiungere per occuparmi anche di lui facendo la pendolare con treni regionali che partivano sempre dopo le otto di sera perché l’Eurostar non potevo sempre permettermelo. Quel giorno dei suoi funerali Anna Fantazzini, la ex moglie venuta apposta per conoscermi, mi abbracciò e mi disse che non dovevo fare caso alle chiacchiere stupide messe in giro contro di me, perché la mia presenza sulle decisioni di lui era ininfluente: a Horst, mi disse, nessuno nemmeno la donna più brava del mondo avrebbe mai potuto cambiarlo o fargli cambiare idea.
E anche se le sue ceneri sono state dimenticate da familiari e compagni, abbandonate alla Certosa e dopo tanti anni si trovano ancora là, io che sulle ceneri – non essendo legalmente sposati non ho alcun diritto, non ne ho mai avuti nemmeno sui mobili e sugli oggetti che ci sono stati rubati nella nostra casa – il suo sorriso così bello lo porto ancora dentro al cuore. 

Patrizia “Pralina” Diamante

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FANTAZZINI, BANDITO SENZA TEMPO

«L’hanno murato vivo, e quando è morto volevano seppellire tutto di lui, cancellarlo, ma la sua memoria non è morta». Una frase adatta a poche persone, e Patrizia Diamante la usa per il suo compagno, Horst Fantazzini. Un nome che a Bologna è leggenda. Un uomo che ha fatto quasi 40 anni di carcere senza aver mai ucciso nessuno, figlio dell’antifascista Libero, ribelle, elemento discusso nel movimento anarchico, figura contraddittoria, di cui la Diamante fa fatica a parlare al passato: «per me è come se fosse sempre qui». Una scritta sul muro l’ha fatta pensare: “Horst Fantazzini vive in ogni banca rapinata”. «Perché rapinava?, mi chiedono spesso, e io rispondo: ma vedete chi ci governa? I rapinatori sono altrove. È un sistema basato su ruberie. Sapete cosa dicono in carcere? “Ladro piccolo non rubare che ladro grande ti fa arrestare”!» In fondo è Brecht: è più criminale fondare una banca che rapinarla…

Qualsiasi opinione si abbia sulle rapine di Horst, la sua parabola fa ancora emozionare. Patrizia, che l’ha conosciuto nel 1996 via lettera, «e ci siamo messi assieme per affinità di sensazioni da vivere al di là delle mura», è emozionata alla Modo Infoshop, mercoledì sera. Presenta Lo statuto dei gabbiani (Milieu), lei lo ha curato, ed è la prima presentazione del libro che raccoglie gli scritti di Horst Fantazzini.

«Solo la morte è riuscita a liberarlo dalla giustizia italiana», ha scritto Pino Cacucci nel racconto su Horst in Nessuno può portarti un fiore (Feltrinelli 2012). E proprio Cacucci firma la prefazione al libro, che ospita Ormai è fatta!, oltre a saggi, lettere, poesie e racconti, scritti del e sul “rapinatore anarchico”. Un omaggio a più di dieci anni dalla sua morte, avvenuta a Bologna nel Natale del 2001. «È stato difficile raccogliere gli scritti, perché molti erano andati dispersi nei trasferimenti da un carcere all’altro», e a questo è servito il sito che Patrizia ha aperto  www.horstfantazzini.net). «Raccoglierli significava ridare vita a una memoria sbranata in tutti questi anni: Horst ha avuto una storia lineare, limpida nonostante le sue contraddizioni, ma è stata fatta a pezzi. Il libero pensiero dà fastidio: “vogliono lobotomizzare”, diceva sempre».

Il libro esce in una collana che ha per nome una canzone dei Gang, “Bandito senza tempo”, e che per l’editore Edoardo Caizzi deve raccontare «le trasformazioni del nostro paese attraverso figure emblematiche». La vicenda Fantazzini è esemplare, «e la sua testimonianza dall’interno del carcere ci interroga», dice Eugen Galasso, che parla del racconto Lo statuto dei gabbiani («un testo dei primi anni ’80, noto ma finora non attribuito a Fantazzini, che parla del mutuo appoggio di esseri liberi»), e legge alcune poesie, tra cui Masturbazione del 31 ottobre 1985, una delle poesie “contro il pentitismo”: «ladri laccati e lucenti scrivono codici imposti agli altri», scriveva in quella «poesia secca, efficace, pregnante nella sua essenzialità».

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Era un «vorace lettore. Leggeva Bernanos, cattolico dissidente che vede i massacri franchisti nella guerra spagnola. È lontano dai suoi ideali, ma è una testimonianza della sua curiosità culturale», dice ancora Galasso. Fantazzini leggeva Camus, Hegel e molti altri. E scriveva. «Il nucleo del libro – dice Patrizia – è Ormai è fatta!, scritto nel 1973 dopo un clamoroso tentativo di evasione – uno dei tanti – dal carcere di Fossano e pubblicato nel ’76 grazie all’editore Giorgio Bertani e all’interessamento di Franca Rame. L’aveva scritto in sole 48 ore, ma con un’attenzione agli orari e una memoria visiva impressionante. Bertani lo pubblica, poi Monteleone lo trova su una bancarella e decide di farne un film. Doveva interpretarlo Gian Maria Volontè, poi è stato Stefano Accorsi». Un film discusso, «che non mi ha appassionato, perché non c’è la solidarietà di allora tra detenuti».

Siamo alla Modo, dove un tempo c’era il Picchio e poi il Ripicchio, centro anarchico, che nel 1998 espone opere al computer di Fantazzini, che, dice la Diamante, «avrebbe apprezzato internet. L’immaginario, la poesia, le letture, sono finestre essenziali per chi vive in carcere, dove si vive male, dove il detenuto si sente vivo solo negli affetti, e quelli vengono colpiti con strategie precise». E racconta come avviene una visita ai detenuti: «c’è il bacio “regolamentare”, sulla guancia, e se ci si lascia alle effusioni possono interrompere il colloquio». Eppure negli ultimi anni aveva goduto della “semilibertà”: «è qualcosa, ma lui la viveva male», e persino la domanda di grazia era diventata un assurdo: «può essere accolta solo se esiste una sentenza definitiva, ma lui ne aveva di aperti. Tra processi e detenzione, piantoni e altro, è costato miliardi a fronte di pochi milioni rapinati. Era un capro espiatorio, un simbolo che volevano colpire».

da Caffè letterario de “La Repubblica” Bologna – succede… in libreria, 27 settembre 2012

26 SETTEMBRE PRESENTAZIONE DE LO STATUTO DEI GABBIANI A BOLOGNA

lo statuto dei gabbiani

Quando scrissi il post che vi ripropongo era il Natale di un anno fa, siamo quasi a dieci anni dalla sua scomparsa, a maggio dell’anno prossimo uscirà la biografia completa + le opere di Horst Fantazzini. NdA editore.

ululato da Pralina alle ore 10:09 venerdì, 24 dicembre 2010

dedicato a Horst Fantazzini
(Altenkessel 4 marzo 1939 – Bologna 24 dicembre 2001)

Caro Horst, l’Italia che ti aveva accolto nel dopoguerra sotto le bombe, non è più l’Italia della pacificazione nella quale anche il fascismo peggiore si è potuto riciclare e pitturare a nuovo e gli ex gerarchi che incarceravano i poveracci diventare miti burocrati democristiani, e nemmeno l’Italia che “regalava” un posto in fabbrica ai suoi figli proletari, ai ragazzi del sud “saliti” al nord con la valigia di cartone, mentre quelli ricchi e figli di papà li faceva diventare avvocati, ingegneri… l’Italia che hai conosciuto tu, non è più quella, non è quella che abbiamo visto nelle foto, delle macerie sotto le bombe tedesche, delle persone misere ma dignitose che si rimboccavano le maniche per la ricostruzione, e nemmeno quella che odiava i tedeschi come te, che non avevano fatto niente di male, che erano in Italia come immigrati, operai… l’Italia, Horst mio caro, non è più quella che avevi visto tu, delle persone come tuo padre anarchico “Libero” che ancora credevano che la rivoluzione fosse imminente, ma a forza di braccia, di lavoro, di sacrifici, persino di galera, perché la rivoluzione è una cosa importante che non va presa sottogamba e invece tu Horst la tua rivoluzione la facevi a suon di rapine in banca, per prenderti ciò che ti spettava al momento… l’Italia, caro e sfortunato Horst, non è più quella di chi si è sacrificato tanto, da una parte gli operai dall’altra i padroni, oggi le classi hanno incluso anche una classe fuoriconcorso, quella dei disoccupati e dei precari permanenti, quelli che il lavoro non lo troveranno mai o che non lo terranno mai più di tre mesi prima di una lunga pausa, quella dei giovani laureati senza futuro. Quelli che il lavoro non lo troveranno mai, perché non sono ricchi di famiglia, perché alla fine chi è figlio di avvocato farà l’avvocato, chi è figlio di barone avrà un posto come medico, e chi invece, come mio figlio, non ha un patrimonio da investire, soldi da spendere per comprare un fondo, una fabbrichetta, studiare all’Università ma nelle facoltà più prestigiose, resterà invece a casa a guardare svogliatamente gli annunci del lavoro o ancora peggio, a non guardarli affatto perché ogni volta che si presenta ad un concorso  pubblico troverà almeno un migliaio di altri disperati. Perché vedi Horst, i ragazzi e le ragazze spesso perdono anche la volontà di trovarsi un lavoro, si trovano costretti a emigrare. A emigrare, come facesti tu, straniero da sempre, troppo tedesco e troppo largo e troppo bianco per abitare in questa nostra penisola di gente diversa che non ama troppo la diversità altrui. Troppo terrone (in quanto bolognese) per emigrare in Germania, dove eri costretto a scappare perché ricercato dalla polizia come latitante. Migrante, come lo sono milioni di profughi di guerra o scappati dalla miseria dalla fame e dalle pandemie, ai quali tu hai dedicato uno dei tuoi racconti più belli “Il cammino della speranza”. Tu che leggevi “Lo straniero” di Camus potevi capire. Eppure vedi, mio carissimo povero compagno di vita, che moristi in carcere la sera di Natale senza aspettare che il direttore ti facesse gli auguri ipocriti di “Buon Natale” con il panettone della Caritas e la concessione di un bicchiere di plastica di spumante, sono certa che non ti stupiresti. I giovani oggi sono gli stessi di ieri, i ragazzi del sud non hanno ancora lavoro, “salgono” al nord con la vana speranza di cambiare la loro vita, l’unica differenza è che oggi sono già disillusi, sono già grandi e hanno già capito tutto. C’è una grande confusione e smarrimento, oggi non hanno più ideologie forti in cui credere, e questo se vuoi è un bene, perché non credendo nel leader forte, nel “padre” come lo sono stati Stalin, Mao e altri, rifiutano il patriarcato, l’autoritarismo, e si aprono a un nuovo modo di fare politica dal basso, più vicino al nostro ideale, l’anarchia. Peccato che il nodo cruciale, fondamentale, del potere non si è mai sciolto, e che dopo Mussolini moltissimi italiani a destra come a sinistra (per ciò che rimane di sinistra oramai) abbiano scelto non solo in politica, ma nei modi, nei vezzi, nella corruzione e nel maschilismo, altri leader, altri gerarchi, magari delle amministrazioni locali, delle giunte comunali, nei “furbetti del quartierino” e non solo al Governo. Questa nostra Italia l’abbiamo ormai svenduta pezzo dopo pezzo, del nostro patrimonio culturale, artistico, che è unico al mondo, il più grande al mondo per quantità e importanza, rimane ben poco, che i teatri debbano chiudere per i tagli alla cultura… che i cinema storici siano costretti a tirare giù il bandone… che abbiano fatto l’ennesimo taglio all’editoria “povera”… e soprattutto che Pompei crolli pare che non importi nulla a nessuno, si seppellirà sotto un cumulo di immondizia! Meglio stare a rimirare le tette finte della bistecca di plastica Belen, meglio regalarsi un intervento di liposuzione, meglio stare in fila un giorno per comprarsi l’I-PAD, meglio giocare tutto il giorno con la Playstation3, meglio andare in massa a vedere i film dei Vanzina, meglio rincretinirsi il cervello con il Grande Fratello, meglio scordare la grammatica e la sintassi, meglio non informarsi per “gnente”. Eppure caro Horst, sono sicura che, se tu avessi potuto vedere l’Italia com’è ora, non ti saresti stupito affatto, ti saresti anzi rallegrato perché nonostante quest’impoverimento generale e depauperamento della cultura e dell’arte, gli studenti hanno ancora la voglia di manifestare, gli operai di salire sui tetti, gli immigrati sulla gru e le donne di non essere completamente succubi ma anzi sempre più ribelli rispetto la loro condizione. E come dicevi tu “un essere umano che non si rassegna è ancora recuperabile“. Era questo che ti saresti aspettato, e in ciò riesci ancora a vivere e a sorridere. Buon Natale Horst, anche se per noi è soltanto la festa del solstizio d’inverno.