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LO SPIRITO DELL’ALLODOLA di BOBBY SANDS

LO SPIRITO DELL’ALLODOLA
di Bobby Sands

Mio nonno una volta mi disse che imprigionare un’allodola è un delitto fra i più crudeli, perché è uno dei simboli più alti della libertà e felicità. Parlava spesso dello spirito dell’allodola, quando raccontava la storia di un uomo che ne aveva rinchiusa una in una piccola gabbia.
L’allodola, soffrendo per la perdita della sua libertà, non cantava più, non aveva più nulla di cui essere felice. L’uomo che aveva commesso questa atrocità, come la chiamava mio nonno, voleva che l’allodola facesse quello che lui desiderava. Voleva che cantasse, che cantasse con tutto il cuore, che esaudisse i suoi desideri, che cambiasse il suo modo di essere per adattarsi ai suoi piaceri.
L’allodola si rifiutò e l’uomo si arrabbiò e divenne violento. Egli cominciò a fare pressioni sull’allodola perché cantasse, ma non raggiunse alcun risultato. Allora fece di più. Coprì la gabbietta con uno straccio nero e le tolse la luce del sole. La fece soffrire di fame e la lasciò marcire in una sudicia gabbia, ma lei ancora rifiutò di sottomettersi.
L’uomo l’ammazzò.
L’allodola, come giustamente diceva mio nonno, aveva uno spirito: lo spirito della libertà e della resistenza.
Voleva essere libera, e morì prima di sottomettersi al tiranno che aveva tentato di cambiarla con la tortura e la prigionia.
Sento di avere qualcosa in comune con quell’allodola e con la sua tortura, la prigionia e alla fine l’assassinio. Lei aveva uno spirito che non si trova comunemente, nemmeno in mezzo a noi umani, cosiddetti esseri superiori.
Prendi un prigioniero comune, il suo scopo principale è di rendere il suo periodo di prigionia il più facile e comodo possibile. Alcuni arrivano ad umiliarsi, strisciare, vendere altri prigionieri, per proteggere se stessi e affrettare la propria scarcerazione. Si conformano ai desideri dei loro carcerieri e, a differenza dell’allodola, cantano quando gli dicono di cantare e saltano quando gli dicono di muoversi.
Sebbene il prigioniero comune abbia perso la libertà, non è preparato ad arrivare alle estreme conseguenze per riconquistarla, né per proteggere la propria umanità. Costui si organizza in vista di un rilascio a breve scadenza. Ma, se incarcerato per un periodo abbastanza lungo, diventa istituzionalizzato, diventa una specie di macchina, incapace di pensare, controllato e dominato dai suoi carcerieri.
Nella storia di mio nonno era questo il destino dell’allodola, ma lei non aveva bisogno di cambiare, né voleva farlo, e morì per questo.

Bobby Sands, detenuto politico irlandese, morto in carcere dopo sessantasei giorni di digiuno, il 5 maggio 1981
Testo trascritto, impaginato e diffuso da Horst Fantazzini

l’uomo di aran

ululato da Pralina alle ore 11:21 martedì, 20 novembre 2007

Ieri sera al CPA Firenze sud ho visto L’uomo di Aran film del 1934, girato da Robert Flaherty, regista irlandese…

 
https://i1.wp.com/www.veikkovasama.net/blogikuvat/man_of_aran.jpg 
 
…un film bellissimo, per ottenere il quale sono occorsi due anni di duro lavoro, “poesia visiva” come l’ha definito Gio delle Officine Cinematografiche. La storia di una famiglia che vive ad Aran, arcipelago a ovest dell’Irlanda dove la natura è particolarmente aspra, un promontorio a picco sull’Oceano Atlantico dove non ci sono alberi e che viene costantemente battuto dal vento.
Oggi le isole Aran sono una meta turistica rinomata, per la bellezza del paesaggio e le condizioni particolari in cui si trovano (tanto difficili a raggiungersi nei tempi passati, che il tipo di gente che vi risiede è considerato “celtico” puro) allora il turismo non c’era, c’era solo il vento impietoso e le onde che si infrangevano sulle scogliere con una furia incredibile.
Sembrano gusci di noce le barche dei pescatori (
dette currach, costruite con un’impalcatura molto leggera e ricoperte di materiale bituminoso)
trascinate e scaraventate dai marosi.
Ogni giorno il braccio di ferro con il mare, per sopravvivere ma anche per cavare i mezzi di sostentamento per la vita: il pesce da mangiare, l’olio della balena per le lampade. La terra veniva concimata con le alghe (metodo ancora usato in Irlanda) e coltivata unicamente a patate, nel film si vedono alcuni animali domestici, pecore e capre, galline; sicuramente qualche telaio per fare i vestiti di lana… quel poco o quel tanto strappato a forza di braccia, spaccando pietre per fare i muretti, raccogliendo alghe nella parte bassa della scogliera e mettendole nelle ceste dietro la schiena per portarle dove c’è la terra.
Da noi un film simile è stato il magnifico “La terra trema” di Luchino Visconti, del 1948.
 
Guardando questi film non è difficile immaginare come sono vissuti i nostri nonni, e prima di loro, tutti i nostri antenati. Mi stavo chiedendo quanto siamo diventati sinceramente, ingrati, nel giro di pochi decenni. Prendiamo tutto dandolo per scontato. Non soltanto a livello materiale, anche a livello di rapporti umani.
Com’è strana l’umanità e come ci si “adatta” a tutte le condizioni (quelle più estreme) o ci si dimentica presto con un adattamento all’arrovescio, delle nostre radici, della fatica di vivere, dell’impegno necessario per realizzare le cose, appena abbiamo a disposizione un supermarket della comunicazione come internet.
 
Forse scrivo banalità e non lascio molto margine per i commenti. Può darsi. Ma lo dico. Buonagiornata a tutt*!