Archivi tag: memoria

LE VEGLIE DELLA ROCCACCIA al Teatro dei Sozofili. Impressioni “a caldo” dopo lo spettacolo.

Ieri sera LE VEGLIE DELLA ROCCACCIA #roccaccia al Teatro dei Sozofili a #modigliana #forlì #romagna è andato benissimo. Una nuova formula, a metà strada fra la tradizione romagnola e non solo (le veglie contadine) e il talk show televisivo, con una scenografia povera ma dignitosissima: due poltroncine inglesi acquistate in un mercatino e portate da Londra in Italia, una narrazione fresca, spontanea ma preparata con la massima cura e rispetto, una regia fantastica di un intellettuale onesto, partigiano, visionario, coraggioso, come Antonio Spino, hanno permesso di svelare una parte della ricchezza infinita che offre il nostro territorio e la nostra comunità fino a #faenza #europa #america #giappone, offrendo agli spettatori la vera storia locale, quella di persone modeste ma eccezionali, raccontata dagli stessi protagonisti e i testimoni che hanno vissuto esperienze uniche. E’ stata una serata semplicemente favolosa, piena di immagini proiettate sul palco, slide di opere d’arte, filmati, brani musicali, sorprese. Mi dispiace non avere delle foto perché mi ha impegnato anima e corpo, sul palco, e non c’è stato il tempo materiale per realizzare un po’ di documentazione fotografica. Ma, è pure vero che… impossibile descrivere una serata così con delle foto, in attesa di fare altre serate così con altri protagonisti della scena locale, piena di gratitudine per tutti coloro che hanno reso possibile tutto questo, i tecnici del suono e delle luci, e le associazioni che hanno appoggiato l’evento, Teatro dei Sozofili #sozofili in testa, grazie anche a chi è venuto a vederci e a chi oggi commentava in maniera entusiasta al mercato… 😍😘

[nella foto, una delle pochissime che sono riuscita a fare, durante le prove di uno dei quattro interventi]

IMG_7326

MODIGLIANA. 4 maggio. Le Veglie della Roccaccia al Teatro dei Sozofili.

Locandina Veglie - per invii

Dopo il primo spettacolo “Dì la tua” ovvero il Trebbo poetico della valle del Tramazzo, il regista Antonio Spino inaugura il tema della memoria sul palco del Teatro dei Sozofili. Lo fa intervistando quattro protagonisti della scena locale, con racconti, brevi filmati, aneddoti e fotografie d’epoca. Il barista esperto di motociclismo, il pioniere del pronto soccorso, il musicista per karma, la figlia d’arte che diventa artista per destino naturale e ribellione culturale, saranno i primi attori di questo progetto, nella prima tappa emozionante, coinvolgente, di un lungo percorso collettivo che si snoda attraverso sentieri talvolta inconsueti, ma comunitari e quindi immediatamente riconoscibili.

La serata avrà luogo al Teatro dei Sozofili (Piazzale Enrico Berlinguer 23 Modigliana). Venerdì 4 maggio 2018. Ore 21. Entrata a “offerta libera”.

Potrebbe interessarti: http://www.forlitoday.it/eventi/le-veglie-della-roccaccia-al-teatro-dei-sozofili-antonio-spino-5187510.html

la memoria di horst

ululato da Pralina alle ore 22:52 martedì, 27 ottobre 2009

Grazie al blogger simonedejenet che mi ha segnalato una intervista radiofonica allo scrittore elvetico Andrea Fazioli per la RAI, dove l’autore del libro su rapine e banche svizzere ricorda Horst Fantazzini.
Non è la prima volta che Horst ispira gli autori di saggi criminali (che parola grossa), in fondo è diventato un simbolo se così si può dire della rapina nonviolenta, quella per la quale al massimo ti possono dare 30 anni di galera, mentre ai grossi rapinatori come minimo gli danno una poltrona da qualche parte, se sono fortunati anche un trono e uno scettro e la fiducia del 70% del popolo, ironia della sorte.
Horst ha ispirato libri e film, scritte sui muri e azioni di boicottaggio ai bancomat, ballate e saggi, poesie e disegni, arte postale e leggende metropolitane (leggasi balle spaziali) dei soliti invidiosi che non lo reggevano, ha ispirato pure qualche pacco bomba imbecille e probabilmente “deviato”, insomma è diventato suo malgrado (non ridere lì dietro) una icona contemporanea ma di tutti i tempi, un po’ come Bonnie and Clyde per l’America, come il Passator Cortese in Romagna.
E chissà che cazzo d’invidia si può provare, davvero, per uno così. Punito sempre con il massimo della pena, non gli facevano neanche il cumulo delle condanne, nemmeno uno sconto, e quando provava a scappare, era il destino a giocargli tiri crudeli. Forse però era ben da invidiare: possedeva cose che la maggior parte della gente se le sogna, era coraggioso, creativo, esuberante, generoso e altruista, possedeva una fantasia fervida e l’entusiasmo di un bambino. Era anche molto amato dalle donne e ammaliava tutti coloro che avevano a che fare con lui. Tutte cose che non te le puoi comprare coi soldi, non le puoi ottenere con una laurea, non le puoi millantare.
 
 
In realtà di Horst si sa pochissimo, perché la maggior parte della sua vita è stata spesa al gabbio, sepolto vivo per decenni fra quelle mura, confinato nelle carceri speciali, trasferito all’improvviso in giro per lo stivale decine di volte, spedito all’alba da un carcere all’altro senza nemmeno un preavviso, e così sono andate distrutte moltissime cose, nei trasferimenti gli sbirri -ovviamente- non avevano alcuna cura per le sue cose e  così il suo computer aveva perso dei file di scrittura importanti, questo ha determinato la perdita di un intero libro al quale stava lavorando da tempo (una nuova versione di “Ormai è fatta!”), molte immagini restano sepolte in chissà quale archivio fotografico di giornali che non ti sganciano le foto d’epoca manco a morire, al resto della distruzione e dell’oblio ci hanno pensato gli intelligentissimi eredi… ehm… quindi il nostro sito http://horstfantazzini.net dal 2005 sta cercando di rendere omaggio alla memoria, in ciò che possiamo, di colmare qualche lacuna (esistono pochissime immagini di Horst, perché in carcere, come si sa, si possono fare fotografie soltanto con un permesso speciale del giudice)… insomma, per non smenarla troppo, mi sembrava doveroso raccogliere qualche immagine del mio povero compagno morto nel 2001 e metterla su youtube, così l’ho fatto. Vi consiglio di metterlo a modalità “schermo intero” perché la qualità delle immagini è abbastanza buona, ad essere sincera non proprio come avrei voluto e come avremmo meritato, ma allora non c’era ancora la macchina digitale. Eravamo privi di mezzi ma molto dignitosi.
 
Perché certi morti sono più vivi di certi vivi morti.