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GLI ANNI DI PONGO

<< Appartengo a un frammento di generazione colpevole di un eccesso di sensibilitá, in un’epoca dalla quale ogni sensibilitá é bandita…..>> Pino Cacucci

Prima che qualcun* mi bacchetti di nuovo sulle dita perché ho pubblicato qualcosa che non era di mia proprietà, dirò subito che ho trovato questa foto in rete, non c’erano attribuzioni, e visto che sono una ladra per amore (sono stata adolescente in anni nei quali l’esproprio proletario faceva tendenza), l’ho ridistribuita. Ma sono sempre pronta a renderla, con tante scuse. Come quella volta che rubai un fiore enorme, bellissimo, esposto fuori dal negozio, e il commerciante fiorentino mi rincorse per tutta via de’ Neri. Roberto “Freak” Antoni non l’ho conosciuto personalmente, ma impersonalmente, in quanto pubblico di merda durante uno spettacolo che lo vedeva protagonista insieme alla banda di “Lupo Solitario”, ovvero Maurizia Giusti al secolo Syusy Blady, Patrizio Roversi, Vito, i Gemelli Ruggeri. Non ricordo in quale teatro fossimo né l’anno, ma doveva essere più o meno il 1986. La cassiera del bar scambiò me che allora avevo i capelli più scuri per Syusy Blady e mio marito (impomatato e coi baffetti) per Eraldo Turra dei Gemelli Ruggeri, fu un equivoco molto divertente. Freak Antoni fece il suo show di poesie demenziali e poi al termine di una poesia con il finale a sorpresa “ce l’hai centomila lire da prestarmi?” mi guardò intensamente e notando il mio imbarazzo mi fece il segno di “caghetta” con la mano. Non dimenticherò mai i suoi occhi, il suo sguardo magnetico, il suo ghigno meraviglioso, l’espressione sarcastica ma al contempo buona. Era un grande. Un signore. Umile, come tutti i grandi. E’ proverbiale, la spiga piena guarda sempre in basso. Ora non voglio dire troppe sciocchezze come mio solito, ma ormai sono in ballo e devo ballare. Magari una blogstar l’avrebbe raccontato meglio, io sono della schiera degli imbecilli e degli scarsamente impegnati che hanno sempre amato il genere demenziale, che si mettevano a ballare quando ascoltavano “Fagioli” o “Karabigniere blues”. Ho risentito proprio ieri Roberto in un’intervista per una web tv. Diceva cose sacrosante. Nei cosiddetti “anni di piombo” che lui ribattezza “anni di pongo” non esisteva solo la lotta armata, ma anche la lotta creativa, intuitiva, pittorica e non per questo disarmata ma disarmante solo che noi avevamo altre armi. L’invenzione degli Skiantos fu una atto geniale di sovvertimento di una seriosità (che non sempre corrispondeva a serietà) imposta da gran parte del movimento antagonista e studentesco degli anni settanta, che imponeva slogan e schemi, che etichettava ogni cosa in “di destra” e “di sinistra”, e che guardava con diffidenza tutto ciò che non era attribuibile. Gli Skiantos non avevano schemi ma desideri, idee estemporanee da sviluppare, provocazioni, anche divertimento. Si muovevano come il pesce di nome Wanda in un grande acquario di spunti creativi, magari raccolti da articoli di giornali o storie ascoltate al bar di provincia. Erano la punta di diamante del rock demenziale in Italia, ma anche del punk nostrano, però in versione più godereccia. Sì perché il punk inglese ci dava giù di piercing e catene, loro al massimo si stracciavano le magliette e gettavano gli ortaggi sul pubblico. Durante un concerto in un noto locale bolognese anziché esibirsi cucinarono spaghetti, e al pubblico che li insultava chiedendo i soldi del biglietto, risposero “noi siamo l’avanguardia”. La loro eredità verrà raccolta da Elio e Le storie tese ma anche da una miriade di altri gruppi meno noti. Oggi sono “anni di niente” e di deserto, è vero, tante cose sono sopravvissute come schegge impazzite, però l’Italia come diceva Freak Antoni è un paese a forma di scarpa e quindi inaffidabile di per sé, dove non c’è gusto a essere intelligenti. E va da sé che il riferimento all’ottusità delle major discografiche, dei locali, dei giornalisti e altro, ma anche di quel “pubblico di merda” amorfo e consumista (quando è moda è moda) che sbeffeggiavano durante i loro spettacoli, è calzante. E non solo, si potrebbe parlare all’infinito della triste sorte della cultura e dell’arte in questo paese scarpa che negli ultimi decenni così vuoti e così televisivi ha prodotto una serie infinita di sòle ma pochissima roba sostanziosa. Io sento la sua morte come una sconfitta, e se sono felice che ci siano stati, e non parlo solo di Roberto Antoni ma anche di Piero Ciampi, di Victor Cavallo, di Andrea Pazienza, e di tanti altri, altre, geniacci (il femminile di genio non esiste) maledetti, mi sembra tutto pazzescamente ingiusto. Ma si sa che dio non è mai stato dalla nostra parte o forse teme troppo la concorrenza.

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DONNA NANA, TUTTA TANA!

ululato da Pralina alle ore 15:57 lunedì, 27 dicembre 2010

Dieci motivi tra il serio e il faceto per cui la donna bassa è meglio (per rispondere a chi mi dice che dare della “bassa” a una donna è una battuta di spirito)… e non si offendano le donne alte, perché hanno già mezza bellezza dalla loro parte, ma l’altra mezza ce la prendiamo noi!

1) è l’altezza classica, quella della Venere di Milo e di tutte le modelle dell’antichità e dell’era moderna

2) per fare cinema, teatro e televisione, non importa essere alti, ma caratteristici e fotogenici. Qualche esempio di “basse”? Marylin Monroe non arrivava a 1.70, Mae West, Wanda Osiris, Giulietta Masina non erano propriamente delle stangone, ma l’elenco è lunghissimo, si fa prima a dichiarare quante (poche) stangone hanno lavorato come attrici prima degli anni 80… fino a Raffaella Carrà, Sandra Mondaini e la Clerici (vabbè quest’ultima mettiamocela per spirito di solidarietà, vah), che pur non essendo altissime, hanno resistito in tv più delle giraffone. Per non parlare della simpatia delle donne piccole, da Tina Pica a Rita Pavone, una come Syusy Blady è travolgente, e ha inventato il neologismo “tap model”.

3) a esser basse è meglio: quando devi comprare un paio di scarpe veramente fighe, trovi sempre qualcosa della tua misura, perché il piede non supera il numero 40 e indossando un paio di scarpe coi tacchi, non fa l’effetto di “travestito” mentre per noi piccoline fa l’effetto di Betty Boop!

4) devo dirla tutta? argomento “schiena”… no, non la dico per non ferire chi sta curvo, le persone basse quasi mai, anzi spesso stanno diritte e impettite

5) io ho una bassotta e mi ci trovo benissimo! 

6) gli uomini alti sovente (anche se non sempre) preferiscono le donne nane come me, perché s’illudono di poterle dominare o perché ispirano sentimenti di protezione, si sa, Minnie (Topolina) ha avuto più successo di Clarabella, mentre quelli bassi vengono spesso intimiditi dalle stangone… e poi, dice il proverbio, donna nana, tutta tana!

7) le donne basse possono avere più fascino perché fin da piccole (cioè, fin da subito) devono esercitarlo con tutta la loro forza, quelle alte sono già arrivate al capolinea, sono già belle perché così è già stabilito (ma da chi?)

8] le donne gnome, come me, con una quasi sesta di reggiseno, fanno un certo effetto, una donna alta con una sesta è già nella sua norma (anche se a dirla tutta, quelle spilungone magre amate dagli stilisti, hanno al massimo una seconda)

9) quando ti metti per l’orizzontale, sinceramente, che senso ha avere 20 centimetri in più che non siano di organo genitale?

10) in effetti le misure sono relative: ai medici (o anche falsi medici) che mi dicono che dovrei perdere almeno 20 chili, io dico sempre che sono diversamente alta e che sono una falsa grassa, così anche se non ci credono, mi sono presa il tempo per uscire dallo studio, in un nanosecondo, e senza pagargli la porcella.