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Isabella Biagini, qualche piuma ogni tanto vola in alto nel cielo.

Enrico Vaime ha detto cose bellissime su Isabella Biagini questa mattina in radio. Ha ragione. Questa società marcia non tollera la leggerezza. Il trend generale è quello di andare a fondo, di chiudere le situazioni che fanno stare bene, di cacciare via i giovani perché rompono le balle, di ignorare i bambini infilandoli in un centro commerciale anziché farli giocare fra di loro, di ignorare o disprezzare gli artisti che creano emozioni positive, di dimenticare chi ci ha fatto ridere creando momenti di svago. Perché quando la gente sta male, quando le cose si rompono, quando ci si ammala di malattie psicosomatiche, quando si è costretti a pagare un avvocato per risolvere una situazione che avrebbe potuto andare in amicizia, quando qualcuno si fa male, fa incidenti per la strada per stanchezza da lavoro o perché è costretto a scappare da un paesello di bigotti che chiudono tutto… quando la gente sta male questo sistema funziona. Vendono molto di più. E non sono l’unica a pensarlo. C’è una folta schiera di cervelli pensanti che lo dicono con me. Ma Isabella Biagini con la sua leggerezza ci ha lasciato lo stesso tanto. E anche se il sistema è marcio, qualche piuma ogni tanto vola in alto nel cielo.

[nella foto un’opera di Andrew Wyeth]

andrew-wyeth

io e mio figlio

ululato da Pralina alle ore 21:27 mercoledì, 09 gennaio 2008

 


Io e mio figlio ci abbiamo un vizio. A una cert’ora della sera, ma non sempre, ci mettiamo sul divano davanti alla televisione a commentare, no, anzi, a distruggere i fatti del giorno. Praticamente una prolunga di BLOB.
Non so perché è nata questa tradizione, a metà strada fra il cazzeggio anglosassone alla Monty Python e il détournement alla Guy Debord, ma di sicuro è divertente.
Il mio bambino, alto un metro e ottantasei, piede numero 46, fisichino da pilone di rugby, mi appoggia le sue gambe lunghe e grosse addosso… la nostra cagna con fatica bestiale (è una bassottona con zampe corte e un torace possente, tipo basso labrador), sale sulla piramide umana e mi mette le sue zampotte palmate sullo stomaco… ed io mi sento felice, perché anche se schiacciata, assolvo ancora ai miei doveri di mamma.

Non siamo come la Gialappa’s, siamo molto peggio. In confronto al noi, la Gialappa’s è un modesto insetticida… perché noi usiamo direttamente il napalm.
E ci divertiamo anche a fare le imitazioni, con qualsiasi accento. Mio figlio è un drago a imitare le voci. Aveva imparato da piccolissimo a spacciarsi per “mamma” al telefono.

Pierferdinando Casini è un uomo molto desiderato per la sua bocca (la bacca, detta alla bolognese) e tralascio altri commenti, la Realacci è una brutta donna, Gasparri è uno dei re magi ma non trova le parole per dirlo, Milingo è il nome di un nuovo gelato al cioccolato, Harry Potter diventa Harry Fotter, Ilary Blasy era il nome da ragazza di Hillary Clinton, la Nannini si cimenta in “SUDICIO d’amore”, la Moratti lotta per la sua paternità consapevole, gli albanesi usano le labbra siliconate della Parietti per venire in Italia, le Gemelle Kessler diedero alla luce il Papa. Dicasi incidente probatorio l’azione di due avvocati che si affrontano a testate. Di tutto quanto, e perché e percome, sparizioni, particolari macabri della donna segata in due, nozze dei vips, Pitti Potta, quanto spenderanno gli italiani nei saldi quest’anno, alla fine vince il motto: ecchi se ne frega. Si salvano solo i Simpson e Futurama.
Il tutto condito da rutti così solenni e di esecuzione così impeccabile, che sembrano la colonna sonora della traversata degli Ebrei del Mar Morto, quando Mosè divise le acque (in gassate e naturali).
Poi mi alzo e sento la voce di mio figlio “Ce la fai con quel culone a metterti in piedi, o dobbiamo chiamare i vigili del fuoco?”
Rispondo “Ha parlato la mezza sega, ascolta Carla Fracci, domani ricordati che dovresti andare a scuola”.
“Altrimenti?”
“Altrimenti… Barry Lyndon” (quando nomino Barry Lyndon, il famoso film di Stanley Kubrik, mio figlio finge di cadere in catalessi, e lo fa per farmi dispetto perché sa quanto amo Stanley Kubrik).