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amsterdam – 3

ululato da Pralina alle ore 20:41 giovedì, 21 agosto 2008

Amsterdam – 3

Una parte del mio viaggio l’ho dedicata alla memoria di Anne Frank. Avrei voluto portare un fiore ad Anne, ma il museo per chi non lo sapesse è un passaggio continuo di gente, la casa in Prinsengracht fu spogliata dai nazisti dopo la cattura degli otto clandestini nascosti in questo edificio di quasi tutti i mobili, mobili mai più rimpiazzati nemmeno con delle copie, per cui non è difficile far passare tutto questo flusso di gente, che possono vedere i documenti esposti nelle bacheche e sui muri, le immagini attaccate alle pareti da Anne, macchine per scrivere e un facs simile del diario (nemmeno l’originale) e la casa (vuota) risuona del timido scricchiolio del legno delle scale e dei pavimenti, scricchiolio di migliaia e migliaia di piedi di visitatori, che educatamente salgono e scendono senza fiatare, è di una tristezza infinita. Penso che tutti sappiano chi era Anne Frank, per cui non c’è bisogno che lo ricordi, quello che in pochissimi sanno è che tuttora tengo un diario, che ho cominciato a scrivere un diario a 11 anni, dopo avere letto il SUO diario, e quindi indirettamente anche il blog è nato per questa emozione di raccontare… la stessa provata a 11 anni quando chiesi di ricevere in dono un diario, il primo. Insomma questo blog non avrebbe mai visto la luce (che parola pomposa, ma è la verità) senza il DIARIO di Anne Frank.
 
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Visitare la Casa di Anne Frank, dopo avere visto il Museo della storia ebraica, ad Amsterdam, è stata una grandissima emozione, non dico il Museo del Diamante perché se no sembro veramente una rabbina (eppure così mi chiamo, Diamante voglio dire)… ad un certo punto mi sono accorta che stavo piangendo e una signora, molto discretamente, mi guardava, in realtà piangevo perché pensavo al mio ritorno in Italia, a Berlusconi e a Ratzinger, poi mi sono accorta che i miei capelli con la pioggia, il vento e l’umidità delle case olandesi, erano diventati come quelli di Woody Allen, con tanto di dredd o nodi inestricabili, mancavano soltanto i mitici boccoli sul davanti per completare il quadro… ecco perché mi guardava… porca miseria… mi sono asciugata alla bell’e meglio le lacrime con le dita, mi sono ravviata la giungla che ho in testa, ho guardato in alto, ispirata (almeno 3 o 4 secoli di cattolicesimo e di invasioni barbariche abbonatemeli, amen) mi sono guardata in giro per vedere se c’erano nazisti in fila con me… tranquillizzata perché c’erano soltanto turisti di ogni nazionalità e i soliti figoni olandesi antifascisti che mi hanno scortata fino all’uscita, ho continuato il mio giro.

Uscita dalla Casa di Anne Frank, il tempo era ancora bello, cioè, reggeva abbastanza, le nuvole correvano come le biciclette lungo i canali, mi sono persa per le strade a guardare i negozi… ho trovato un negozio mexicano stupendo, con roba kitch che più colorata non si poteva, immagini religiose incorniciate con le conchiglie, cuori trafitti da pugnali, scheletrini con il sombrero che suonano la chitarra… ho comprato un beautycase con la foto stampata di una locandina di cinema degli anni 40 “La Mala Yerba” con una certa Lupita Gallardo, di ste robe vintage che adesso vanno tantissimo in Olanda, e due candele.

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Ero completamente ubriaca, inebreata direbbe Woody Allen, di colori, di profumi, di gente, di cose da vedere, che al termine dei miei giri mi sentivo stordita, vuota e felicissima… prima di addormentarmi scrivevo il mio diario su carta, una moleskine nera, e poi… a nanna… anzi, a sacco a pelo!

(3 – continua… ma con molta calma)