Archivi del mese: novembre 2011

preghiera a odino

ululato da Pralina alle ore 23:59 venerdì, 25 luglio 2008

Poesiuola sciocca e sto skerzan.
 

Oh mio caro Gesù Bambino, nel bel ciel con gli angioloni 

fai che trovi un vikingone, anche usato, coi coglioni.

Madonnina dolce e santa, scusa un po’ la mia preghiera

fai che trovi un eskimese che mi ami fino a sera

(tanto il sole non tramonta…)

Santi angeli del Barbadiso, Sant’Arcangelo Michael Michele

fammi trovare un barbaro con il crine e il pel di miele.

San Patrizio mio patrono, io ti chiedo a mani giunte

fai che trovi un finlandese, dalle forti mani unte 

o di Nokia un operaio, dammi il numero e il prefisso 

perché possa smessaggiarlo, se non è uno stoccafisso!
 
e se indulge troppo a bere, fai che abbia l’accortezza
 
di non mettermi con lui se non voglio una schifezza.

Santo Olaf di Norvegia,

che desti il nome al Clan dei miei avi,

esaudisci la mia prece, mi van bene anche gli Slavi…

ma Jukka, Mikko, Tapio, Uuno, Seppo e Jorma,

sono certa e salda,

che potrebbero diventare la mia norma.

Santa Verg… Santa Cristina di Svezia,

tu che guidi una nazione,

fammi trovare un uomo alto e biondo, 

basta che non sia ancora una volta

un ennesimo coglione!  

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harpo

sorro!

L’eroe mascherato della Romagna, non sapeva scrivere la ZETA,  tutti lo chiamavano… SORRO!

(da un’idea bislacca di Pralina e Decablog)

le mogli dei grandi scrittori

sabato, 30 dicembre 2006
 

erostratos 5

Che storia hanno le mogli dei grandi scrittori? Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna? E dietro una grande donna c’è sempre un grande uomo? (non nel senso di quando lo fa alla pecorina, s’intende…)
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Si vorrebbe dare inizio con questo post di erostratos alla rubrica Mogli dei grandi scrittori o anche Mariti delle grandi scrittrici (o fidanzati o morosi – la parola compagno mi fa venire l’orticaria): anime morte alla gloria ma resuscitate nei limb(r)i delle biografie: larve ipostatiche che assurgono allo status di farfalle virtuali soltanto se accompagnano, obtortobbediènti, il volo di Madame Butterfly (Madame Butterfly c’est moi! dice lo scrittore)…
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Anime che si sono sacrificate, che hanno oppresso la loro metà con l’ab-negazione, con il ricatto psicologico di un’esistenza vissuta all’ombra del Grande: ricatto sottaciuto o urlato ma sempre ricatto. No, non è facile essere l’altra metà del cielo di un genio. Terribili possono essere le conseguenze…
 
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La moglie di Tolstòj
         di erostratos
Sof
  
Tutte le mogli felici si assomigliano fra loro, ogni moglie infelice finisce per assomigliare al marito.
 
Per alcuni anni ancora, dopo la sua morte, i bifolchi di Jàsnaja Poljana videro il conte Lev Nikolàevič Tolstòj, il grande scrittore – sguardo vacuo e una soffice matassina di capelli posata in cima al cranio –, attraversare il cortile trottando nella guazza con le sottane tirate.
 
Non era lui.
 
Quella sinistra palingenesi rispondeva sibbene al nome di Sof’ja Andrèevna Tolstàja, nata Bers, secondogenita del medico di corte Bers: sua moglieSof 
Lui la conobbe che era un bijou.                                                                                    
Leggiadra.
Venusta.
Che figa!, si disse il conte (se lo disse in russo, con un’unica emissione di suono, una specie di muggito alcolico che s’impastava nel finale). Me la sposo! (altro muggito)
 
La piccola aveva tuttavia, come si suol dire, un temperamento tragico.
Col tempo peggiorò. Isterica, lagnosa (oh, quanto!) non che incline al battibecco, affetta da una gelosia tenace e disperante, grufolava fra le carte del marito, lo guatava nel sonno, lo concupiva.
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Giunse financo a sospettare che pendesse dall’altra parte, e che, ogni qual volta il di lui discepolo Čertkòv passava a trovarlo a Jàsnaja Poljana, i due si appartassero per ingropparsi. Avrebbe voluto possederlo solo lei, interamente e senza remissione, tutto per sé, sgnapparselo tutto, scofanarselo dalla testa ai piedi, ciucciargli l’anima insieme con l’uccello. Talora vagheggiava di accopparlo per poi rifarlo esattamente uguale(parole sue).
 
Gli scodellò tredici marmocchi.
 
Lo interiorizzò morbosamente.
 
Poi, non paga, cominciò pure a esteriorizzarloSof
 
Il volto le si rincagnò tutto. Mise fuori una lana intricata, fioccosa, e un nappone con cui si avanzava sopra la spalla del marito intento alla scrittura e ne annusava ingordamente i pensieri.
 
Lui – e si capisce – prese a fuggirla. Ricusò perfino di dormire con lei nello stesso letto.
Solo a toccarla, gli pareva di indulgere a una sorta di onanismo indecoroso e puerile.
Che cazzo, sua moglie era un marito! E poi quel cipiglio, quella barbaccia da pope, quelle fattezze senza grazia… Sì, insomma… gli ripugnavano (non osava approfondire).
 
Per un attimo, colto dalla disperazione, fu addirittura tentato di venirle incontro: di effeminarsi lui. Ma come? Poteva mica fiondarsi a Casablanca… I serpenti! Sì, sì, i serpenti, come coso, lì… l’indovino. Ma che mese era? Quando cazzo si accoppiano i serpenti?? Ma porc… Serate innumere a lessarsi le ciuffole con Hegel, invece di studiare zoologia!   
 
Ma poi no, non avrebbe funzionato comunque: di sicuro l’avrebbe tradita.
Cornificata.
Senza scampo.
Ma certo! Già si vedeva darla a qualche musicista, di quelli con le mani diafane, sottili… Mica ‘sti badili terrosi da mugìco. Quel Taneev, per esempio. O a un ufficiale… Un elegantone coi bottoni dorati e la passamaneria. Sì, meglio un ufficiale.
 
Oppure, più correttamente, si sarebbe gettato sotto un treno.
 
No: era la fine. La diuturna, l’estenuante, la mortificante intimità con se stesso che sua moglie gli infliggeva lo persuase che non si sopportava. La vena gli si inaridì. Tutti quei libri, quel fottio di personaggi sollevati come un muro fra sé e la propria faccia… Tutto inutile.
 
Non fa meraviglia che, la notte del 28 ottobre 1910, il conte Tolstòj uscisse definitivamente di cotenna e, braghe alla mano, si slanciasse in un galoppo belluino lungo le campagne, e poi in carrozza, su! più su! per le nevose salpingi della Santa Madre Russia fino all’ultima stazione di Astàpovo – il suo utero atro -, dove tirò le cuoia (sì, fu un finale circolare).
 
L’infelice Sof’ja Andrèevna sopravvisse al marito ancora nove anni.
Quando morì, era tutta la buonanima.
.
Sof
 
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Questo post è gemellato con letturalenta Luca Tassinari, qui, (trafiletto a destra).
 
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in effetti, Sof’ja Bers fu la vera ispiratrice dell’Anna Karenina, controverso personaggio cui l’Autore assegnerà, tra perle e trine, il marchio del “diverso” e che ebbe poi ad ispirargli la celeberrima frase, dedicata alla consorte: “anna karenina c’est moi et, tout fois, toi aussi!”
(qui, una rivelatoria ma ormai introvabile rappresentazione di Anna mentre, davanti allo specchio, s’immerge nel duplice transfert Sof’ja/Lev)
 
[SENZAQUALITA ]
 
 

mio figlio da piccolo

ululato da Pralina alle ore 08:50 venerdì, 05 maggio 2006 

“Quella è una macchina oioioi” (riferito all’ambulanza)

“Adesso io faccio Pierino e il Lupo proprio per accontentarti, se tu mi filmi, poi la cassetta la diamo alla televisione, e purtroppo, dopo, ci vedranno proprio tutti.”

“Alla mensa dell’asilo ci cucina un cuoco schifoso che mi fa venire voglia di mangiare patatine fritte.”

“Prendiamo l’autobus… quale numero? quello arancioneeeeeee!”

“Papà, ti spacco la faccia!”

“Papà, io sono un giovanotto!”

(guardando la partita di pallone) “Papà, gli fanno male alla palla, mica giusto però”

“Io al vigile del traffico gli dico che è uno stronzo”

“La mia coccinella (che si è posata sul vestito) non ha le sopracciglia”

“Mamma, papà ti da i baci con la lingua?”

“Mamma, Bugs Bunny non ha le scarpe, ha i piedi!”

“I Mikinghi ci hanno l’emulo”

“Gli ebrei erano un popolo preistorico”

“Prendi le chiavi per salire sull’aereoplano… dai!”

“Perché ti sei fatta i buchi nel naso?” (riferito alle narici)

“Mamma, ti amo. Anche papà ti amo.”

(dialogo familiare) “Papà, tu ce l’hai il pisello?” “Sì.” “E io ce l’ho il pisello?” “Sì.” “La mamma, però, non ce l’ha il pisello… è così…” (tristissimo, facendo le spallucce)

(dialogo tra me e mio figlio) “A cosa pensi?” “Il locomotore del treno.”

(dialogo tra me e mio figlio) “Cos’hai fatto oggi di bello?” “Ho giocato bene.”

(dialogo tra me e mio figlio) “Tesoro, hai qualche problema?” “Sì.” “Che tipo di problema è, cos’è successo?” “Con i bambini.” “Vi siete picchiati?” “Sì. Stai zitta.”

slide ottobre 2009

più rubensiano di rubens

ululato da Pralina alle ore 13:13 mercoledì, 05 settembre 2007

Ho ricevuto questo pvt, dolcissimo, a proposito del fatto che ho quasi smesso di mangiare, beh mi ha fatto commuovere… è come una carezza per me.

<< ciao pral, grazie per la coccola, ma vuoi farmi morire di crepacuore? bada che, per quel che mi riguarda, sono più rubensiano di rubens! anzi, dovrei considerarmi senz’altro adipofilo, se il termine non fosse un po’ equivoco: io non apprezzo l’adipe in sé, ma apprezzo le forme femminili che l’adipe contribuisce in gran parte a modellare.
sì, ok, mi rendo conto che parlare di forma all’uomo-massa (il nome la dice lunga) è come parlare di architettura romanica in un covo di ultrà poco prima del derby, ma insomma… mica se ne può fare a meno. il corpo umano possiede una forma. la carne (questa sconosciuta) esprime una sua essenza lirica. e il grasso in particolare ha modi assai ingegnosi di distribuirsi e di articolarsi. a volte addirittura sublimi. naturalmente molti non lo capiscono, ma è normale: molti non capiscono neppure leopardi. l’importante è che non vada anche tu a ingrossare le fila degli spaventapasseri denutriti, secondo i precetti dell’anestetica contemporanea. non farmi questo! 🙂 un bacione
f. >>

sotto: Venere e Adone, di Rubens

Image:Peter Paul Rubens 116.jpg